Enrique Vila-Matas
BARTLEBY E COMPAGNIA
traduzione di Danilo Manera
Feltrinelli 2002, pp. 180 euro 13,50
L'autore
Enrique Vila-Matas (Barcellona 1948) ha scritto una vasta, provocatoria e personalissima opera narrativa,
insieme intimista e sperimentale, elegante e sfrontata, in cui spiccano i romanzi Impostura (1984),
Historia abreviada de la literatura portátil (1985; trad. it. Storia abbreviata della letteratura
portatile, Sellerio 1989), Lejos de Veracruz (Lontano da Veracruz, 1995),
Extraña forma de vida (Strana forma di vita, 1997) e El viaje vertical
(Il viaggio verticale, 1999) e i volumi di racconti Suicidios ejemplares (1991; trad. ital.
Suicidi esemplari, Sellerio 1994), Hijos sin hijos (Figli senza figli, 1993) e Recuerdos inventados
(Ricordi inventati, autoantologia, 1994). Ha anche pubblicato varie raccolte di articoli e saggi.
Fenomeno di assoluta originalità nella letteratura spagnola, celebrato dalla critica e pluripremiato
(recentemente ha ottenuto il più importante riconoscimento latinoamericano per il romanzo, il Rómulo Gallegos),
Vila-Matas con Bartleby y Compañía, uscito in lingua originale nel 2000, ha
raggiunto un'amplissima cerchia di lettori, sedotti da una grande avventura sulla linea d'ombra tra
racconto e silenzio.
Il libro
È un libro su chi smette di scrivere o non inizia nemmeno, una smagliante indagine sulla più
fascinosa e inquietante tendenza della creatività contemporanea: la pulsione negativa.
"Mi appassiona tanto scrivere che non capivo come mai qualcuno potesse rinunciarvi, per
questo ho esplorato il labirinto del No," dice Vila-Matas.
Un impiegato metà Pessoa e metà Kafka scrive un diario fatto di note a pié di pagina a commento di
un testo fantasma. Con piglio accessibile e pacato e una raffinata stringatezza stilistica, tra
ammicchi umoristici, citazioni complici e folgoranti interpretazioni di letture, va a caccia di
"bartleby", esseri che ospitano dentro di sé una profonda negazione del mondo e prendono il nome
dal famoso scrivano di Melville che preferiva non fare e non parlare. I bartleby finiscono per non
scrivere nulla pur avendo tutto il talento necessario, oppure, se esordiscono, rinunciano presto
alla scrittura (Rimbaud, Rulfo, Salinger), o ancora rimangono paralizzati per sempre.
Non a caso un bartleby centrale è il triestino Bobi Bazlen, tratteggiato seguendo Del Giudice.
Disseminando felicemente la propria personalità nell'infinito mare delle vicende altrui, il
narratore supera l'impasse e conquista la salvezza. Il lettore, dal canto suo, immerso in una
irresistibile galleria di aneddoti, trame e frasi, da Walser a Celan, da Gide a Canetti, da Perec
a Savinio, da Sorcate a B. Traven, da Beckett a Maupassant, da Magris a Tabucchi, quasi non s'accorge
di alcuni preziosi e curiosi personaggi inventati. Un grande libro ironico e parodico, ma anche incantato
dal sortilegio della parola. Un emozionante breviario per gli innamorati della letteratura.
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