YURUPARÍ
I flauti dell'anaconda celeste

Danilo Manera


Feltrinelli "Traveller"
pp. 240, lire 23.000


Sulle orme di un grande esploratore italiano, un avventuroso e inedito percorso tra la selva e le leggende del Vaupés colombiano - remoto lembo d'Amazzonia dove resiste vitale il maestoso rito indigeno dei sacri flauti di palma - fino alle cascate di Yuruparí, punto d'arrivo dell'anaconda ancestrale delle genti Tucano.
Sullo sfondo di un paese contraddittorio e meraviglioso, la Colombia, che gli stereotipi a volte non permettono d'immaginare.


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La leggenda

Questo libro recupera, tra l'altro, la figura del conte Ermanno Stradelli (Borgotaro 1852 - Manaus 1926), da noi dimenticato e ritenuto invece in Sudamerica un grande pioniere dell'approccio rispettoso e privo di pregiudizi etnocentrici verso i popoli indigeni, dai quali era stimato al punto d'avere accesso alle loro terre anche durante le rivolte causate da missionari profanatori di culti locali, militari e commercianti senza scrupoli. Fu nel Vaupés a piú riprese tra il 1881 e il 1891; decise poi di naturalizzarsi brasiliano e visse nell'Amazzonia nordoccidentale fino alla morte per lebbra nel 1926, lasciando importanti relazioni geografiche ed etnografiche sul mondo che amava. Indagando sul mito di Yuruparí, eroe legislatore indigeno che i cristiani demonizzavano, trascrisse in italiano e pubblicò nel 1890 la versione della leggenda fornitagli in nheêngatú (lingua franca tupí di cui Stradelli preparò il vocabolario) dal saggio sciamano indigeno Maximiano José Roberto, il quale aveva ordinato criticamente gli apporti di varie fonti. È una saga amazzonica di rara intensità e bellezza, che oltretutto si legge in America Latina tradotta dall'italiano di Stradelli, poiché il manoscritto originale è andato perduto: finalmente torna disponibile in Italia.


Il libro

yapu2 L'autore ripercorre, un secolo dopo, il tragitto di Stradelli nel Vaupés colombiano, immensa e sconosciuta distesa di rigogliosa foresta pluviale solcata da scuri fiumi turbolenti per le continue rapide e coperta da sferzanti rovesci, tramonti incendiari e luminose arcate notturne della Via Lattea. Incontra così persone e storie, da Mitù, sperduto capoluogo di frontiera, all'isola dei giaguari, dalle cateratte degli spiriti fino ai villaggi e malocas delle aree protette ad altissimo indice di biodiversità, dove le trenta etnie della regione, maestre di gestione ecologica sostenibile, difendono con orgoglio il proprio modo di vivere e pensare. Viaggiando su una canoa di umile attrazione, l'autore ascolta la natura e i riti, le esistenze mai uscite dal Vaupés e quelle catturate dal suo impervio fascino. Accolto dalla comunità indigena di Yapú, sull'Alto Papurí, partecipa infine a una cerimonia di Yuruparí, con le sue musiche ancestrali e "cibi dell'anima" (coca, tabacco e la liana allucinogena dello yagé). Lo Yuruparí, festa-scuola-racconto d'identità, è un simbolo chiave della volontà di riscatto dei popoli indigeni sconvolti dalla storia portata dai bianchi, fatta di signori del caucciù e della cocaina, evangelizzatori e soldati, cacciatori di pelli e cercatori d'oro, che pure, nonostante le loro cartucce, verità, banconote e violenze non sono riusciti a sterminarli né ad annientare la loro cultura.


Foto e video

Dall'esperienza della spedizione, realizzata nell'estate del 1998, sono nate altre due testimonianze, il video di Guido Boffa e Danilo Manera "Yuruparí. Rito e danza della memoria indigena" e il libro fotografico di Graziano Bartolini, con testi di Danilo Manera, "Vaupés. Il fiume di stelle e la palma della musica", con catalogo edito da Mario Riciputi & Marisa Zattini di Cesena (tel. 0547 - 21386), pp. 120, lire 65.000, da cui sono tratte le foto di questa pagina.

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