Fernando Soto Aparicio (Socha, 1933) è uno scrittore fecondissimo, con al suo attivo più
di venti romanzi, spesso ispirati a fatti reali e comunque caratterizzati da un forte impegno su
urgenti problematiche sociali: le rivendicazioni dei minatori in La rivolta dei topi (1962);
l'ambiente delle carceri femminili in Mentre piove (1964); la spirale di vendette generata
dalla violenza politica in Lo specchio oscuro (1967); l'insegnamento di Camilo Torres in
La semina di Camilo (1971); l'emarginazione dei disadattati in Mondo infranto (1972);
l'educazione tradizionale repressiva e alienante in Puerto Silencio (1971); la superstizione
in Processo a un angelo (1974); il recupero del passato autoctono latinoamericano in Strada
che cammina (1980). Un'inesauribile creatività e un'ampia tavolozza espressiva gli hanno
permesso di passare dal cupo panorama di corruzione e ingiustizia dipinto nel pamphlet I funerali
dell'America (1978) allo speranzoso invito di Fratello uomo (1980), dalla corrosiva satira
antimilitarista di Viva l'esercito! (1970) all'erotismo insieme ludico e drammatico di
I giochi di Merlina (1992). È inoltre molto attivo come conferenziere, consulente
editoriale e sceneggiatore televisivo. Notevole è infine la sua produzione poetica, come
testimonia la corposa silloge Passi sulla terra (1984).
Il breve brano Del otro mundo fa parte di un ciclo per bambini intitolato El color del
viento (1993).
Da un altro mondo
Otto s'immaginava draghi. Marcelo fantasticava d'essere Superboy, purché non gli mostrassero la
kriptonite. Alvaro sognava Wonder Woman. Io pensavo a Pilarcita e ai marziani. Pilarcita aveva già
dieci anni e una minigonna rossa, stava finendo la quarta elementare e se mi guardava coi suoi occhi
azzurri io mi sentivo come un marziano venuto dall'altro mondo.
Quando la zia Paquita mi preparava la merenda, pensavo: questa cioccolata è per Pilarcita. E nel
tragitto in bus fino alla scuola combattevo contro la tentazione di darle un morso, non a Pilarcita -
eppure mi sarebbe piaciuto! - bensí alla sbarra di cioccolato. Le tentazioni sono molto forti;
e io
con nove anni, venti chili e un raffreddore ero continuamente in lotta con loro. Per questo, quando
scendevo dal bus, della cioccolata non restava che il ricordo; e quando mi avvicinavo a Pilarcita mi
veniva voglia di chiederle perdono per averla morsicata. Non lei, ripeto, anche se il suo aspetto era
più delizioso di quello di qualsiasi cioccolatino che possa esistere su qualunque pianeta.
Quel giorno, la professoressa mandò Pilarcita alla lavagna perché spiegasse quali
erano i fiumi più
lunghi del mondo. Noi dovevamo copiare. Io seguii fino al Nilo con i suoi 6.450 kilometri, il Rio delle
Amazzoni con 6.275, e al terzo posto c'erano le gambe di Pilarcita che nascevano nelle sue scarpe e
sfociavano in un'astronave marziana che s'infilò per i finestroni aperti e atterrò sopra
il mio banco.
Guardai con curiosità e vidi che aveva la forma di un piatto da minestra capovolto. E da
lì uscirono
non i ceci e la carota tritata, bensì degli ometti simili ai soldatini di piombo con cui giocavo
quand'ero un bambinetto. Uno, che sembrava il capo, mi guardò e disse: "Il Nilo nasce in Burundi e
sfocia in Egitto". E mi sentii afflitto perché com'era possibile che io che sono di questo pianeta
non ne ero al corrente e lui, che veniva da un altro mondo, lo sapeva così bene.
Gli tesi l'indice come facevo col pappagallo di mia zia Paquita e gli dissi: "Zampetta, zampetta",
e il marziano si accomodò sul mio dito. Lo sollevai fino a poterlo osservare con attenzione e mi
parve un uomo come noi, soltanto molto piccolo e vestito di rosso. Io volevo chiedergli com'era
il suo mondo, se era come quello in cui andò a naufragare Gulliver; ma in quel momento lui
mi domandò,
senza quasi aprire la bocca:
- Dove nasce il Congo?
E io dissi: "Su Marte", e udii che i nani del piattino ridevano.
Quando terminò la risata, mi resi conto che l'astronave marziana era volata via e che io
mi trovavo
ancora in classe.
La signorina mi guardava, ferma accanto al mio banco; Pilarcita era sempre
alla
lavagna e i miei compagni aspettavano che io facessi qualcosa. "Nasce nello Zaire e sfocia in Angola",
mi disse la maestra. Poi diede a Pilarcita ordine di proseguire.
Pilarcita si voltò di spalle per continuare a scrivere sulla lavagna. Lo Jenisej nasce
in Mongolia e
sbocca nell'Artico dopo aver percorso 4.500 kilometri. E io tornai a pensare che questo non era niente,
che quello che sí doveva essermi ben chiaro è che i kilometri che percorrevano i miei
occhi dalla fine
delle sue calze all'inizio della gonna erano più importanti di quelli dello Jenisej.
E improvvisamente
compresi che le gambe di Pilarcita nascevano più in basso delle sue caviglie e andavano a
sfociare
nel campanello che suonava per la ricreazione e che ci obbligò a uscire tutti di corsa.