a cura di Danilo Manera
Universale Economica Feltrinelli, pp.125, lire 11.000
L'immagine più spontanea di Cuba, dopo il Che col sigaro, è una donna che balla.
Qui si narra perché, nonostante tutti i guai e ben oltre la sensualità e il tropico,
la vita delle donne su quell'isola conservi movenze di rumba.
La scrittrice e giornalista Marilyn Bobes (1955), il medico Adelaida Fernández de Juan (1961),
l'informatica Karla Suárez (1969), la poetessa e saggista Mirta Yáñez (1947),
la biologa Nancy Alonso(1949) e l'avvocato Mylene Fernáández Pintado (1967) formano il gruppo
più interessante di talenti femminili che pensano storie dall'interno dell'isola caraibica,
di cui condividono il contraddittorio destino.
Sono storie di donne a Cuba sull'orlo del millennio e della resistenza umana, tra passioni e
assenze, una rapida giovinezza e confusi cambiamenti sociali, mariti per viaggiare nel mondo del
benessere e brucianti nostalgie per il povero e cadente paradiso lasciato, durissimi bisogni quotidiani
e testarde spinte ideali, addii e confidenze, figli e amicizie, canzoni e crudeltà, lavoro e
sogni.
A raccontarle sono le penne più coraggiose e coscienti del discorso femminile di oggi
sull'isola rivoluzionaria, che testimoniano un'esperienza intensa e drammatica.
Perché le donne cubane pagano
tariffa doppia nelle difficoltà attuali: in una società maschilista sono loro a fare
i conti di commestibili, sapone, allegria e baci.
E infine, uno sguardo altrui (maschile e per giunta straniero,
anche se non estraneo) condensa in una galleria di ritratti il fascino di queste donne sfortunate e
libere, amareggiate e vitali.
|