Sette poeti cubani di oggi
Antonio José Ponte


Antonio José Ponte, nato a Matanzas nel 1964, è ingegnere idraulico, ma si dedica alla letteratura. Ha pubblicato Trece poemas (1987) e Poesía (1982-1989) (1991) che contiene i due testi qui offerti nella traduzione di Silvio Mignano.

Con la stessa certezza
Le mie dita tra i pochi frutti
che palpano il capezzolo con cui terminano
riconoscono l'animale sotto il tavolo
che sopporta la mia mano sopra il cranio
e non indovina quanto io desideri le sue budella.

Se mi avessero fatto di quel segno
che è buono solo per quelli del mio sangue
non starei tra la frutta, tra le mosche
tra bicchieri di tè a fare riverenze.
Tu mi dici:
"Una città succede all'altra
un pesce si bagna nell'una e nell'altra acqua".
Io che non provo disgusto delle viscere
io che non gioco sporco apro il suo corpo.
Leggo nel suo fegato foglie di tè sul fondo dei bicchieri.
Queste foglie disegnano un cavallo
destinato a calpestare il proprio sterco,
ad annusare i propri sbuffi sulle pareti.

Viene il cavallo e dice:
"Un uccello canta sul muro a oriente.
Il sole arriva e mi monta.
Un uccello canta sul muro a ponente.
Torna la freddezza.
Un uccello canta sul muro a oriente.
Il sole mi monta.
Sento cantare dal muro contrario".

Tu non conosci questo cipiglio avverso.
A te la luce d'agosto non fa che viziarti.
Io che sono nato ad agosto non mi sento così padrone.
"Bisogna separare le foglie",
mi dici.
"Aspettare.
Unioni e tradimenti
battesimi
e le stesse attese
le attese di sempre".

Abbiamo fatto professione di bere acqua terrosa
di indorarci
di passare tra corpi
di colpire col cucchiaio ai fianchi.
Gli uccelli che annunceranno la tua partenza
volano adesso di fronte al mare
compiono i loro circoli
la loro festa ancora su di noi
come altri uccelli che ho visto indorarsi nella sera.
Altri uccelli una domenica
con la stessa certezza che ci dicono qualcosa.


Con Ubaldo a casa di Ivan
Tornano i miei amici. Torno anch'io dove sono mancato
per nove anni. È il falco per aria, la flotta d'argento
che affonda nell'acqua della baia, creando
una luce come non ne avremo ancora vista un'altra.
Con lo stesso paesaggio - alberi, campanili, volti
- tornano dalla Russia o dalla siesta.
Ed è arrivato dalla poesia perché non mi creino un altro
luogo. Memoria della provincia, provincia della memoria.
La poesia è il falco per aria, la flotta d'argento che
affonda: falconeria e naufragio.
Bevendo tè alla russa, i nostri volti dal dormiveglia
attendono alla finestra, creano una luce come non
ne avremo ancora vista un'altra.

Se domando perchè siamo vivi questa sera mi imbacuccano
come chi sia scappato dalla guerra mi imbacuccheranno
fino alla notte in cui la delazione mi raggiungerà.
Il sole sulla strada tra gli alberi. Uno promette
che ci raggiungerà con la bicicletta, ma è già passato
il tempo: nessun adolescente attraverserà dicendoci addio
perdendosi tra le vie.
La casa diventa una piccola macchia oltre gli alberi.
La poesia può essere una provincia atroce.


(traduzioni di Silvio Mignano)

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