| Sette poeti cubani di oggi |
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Alexis Díaz Pimienta, nato all'Avana nel 1966, è repentista, cioè improvvisatore di strofe popolari cantate. Ha pubblicato i versi di Cuarto de Mala Música (Murcia, 1995), En Almería casi nunca llueve (Almería, 1996), La sexta cara del dado (Gran Canaria, 1997) e Pasajero de tránsito (Gran Canaria, 1997), da cui traggo due componimenti, nonché la raccolta di racconti Los visitantes del sábado (1994). Sue narrazioni compaiono nei volumi La baia delle gocce notturne (Besa, 1996) e Vedi Cuba e poi muori (Feltrinelli, 1997). |
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Il poeta frustrato A volte vorrei essere un poeta sociale, di quelli che scrivono versi duri come pane raffermo, versi osceni, grassi, asfissianti. A volte vorrei essere Juan Gelman, mettere la parola "fuoco" in una strofa, scrivere un verso lungo come il sibilo d'una pallottola. Ma sono in un giardino che ti aspetto, tu arrivi all'improvviso, con la tua gonna cortissima, e il vento apre tutte le prigioni. Tutto Se un uomo a cinquant'anni s'innamora di una adolescente, la sua passione conferma la teoria di Einstein, la filosofia di Kant, l'angoscia di Schopenhauer, il teatro di Shakespeare, le scarpe di Chaplin, e l'innocuitą dei tramonti. Se una ragazza in piena adolescenza s'innamora di un uomo di cinquant'anni, la sua passione conferma la teoria di Einstein, la filosofia di Kant, l'angoscia di Schopenhauer, il teatro di Shakespeare, le scarpe di Chaplin e l'innocuitą delle aurore. Se si baciano e camminano sottobraccio per L'Avana, lo avevano previsto Einstein, Kant, Schopenhauer, Shakespeare, Chaplin; se si spogliano in una stanza d'albergo e sono felici, avevano ragione quanti hanno pianto nei crepuscoli. Se, infine, si amano, tutte le altre coppie esistenti (coniugi legali e metallici, amanti hotelomani, fidanzati casti o impudichi, semplici innamorati, pretendenti d'ogni tempo e luogo) sono state e sono una semplice coincidenza, letteralmente, s-e-m-p-l-i-c-e c-o-i-n-c-i-d-e-n-z-a. Le lettere smarrite Per favore, non recuperate le lettere smarrite. Lasciate la busta accanto al tronco dell'albero, sotto un'anonima pietra, o a rotolare nei parchi. Ci sono lettere che si scrivono perché non arrivino, perché dall'altro lato della voce diffidino di tutto, perché esista una seconda lettera, esplicita e inutile. Ciò accade con l'assenso di tutti, con soprassalti premeditati e complicità. Sono mesi, anni, di matematica innocenza. In quelle lettere si confessava tutto, si annunciavano pericoli che poi la pioggia ha ammorbidito; in quelle lettere c'erano poscritti che premonivano sul fatto che sarebbero andate smarrite. La loro vera destinazione era il silenzio, le erbacce al bordo dei letti, le ragnatele sui davanzali, le nuvole sul volto. Definitivamente, dall'altro lato della voce non l'aspettavano. Lasciatela accanto all'albero, sotto un'anonima pietra, a rotolare nella memoria del felice mittente. |
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