Cuba è insieme dolce e straziante, colta e selvatica, energetica e indolente, sensuale e
maligna, immobilista e trafelata, inebriante e amara. Ma tra i chiaroscuri di questa sua indole
contraddittoria, meticcia, inconclusa, c'è una costante: la musica.
Dal più casalingo rito della santería alle adunate rivoluzionarie, dalla follia
breve della notte caraibica al lungo bagliore del giorno fatto di mille difficoltà e altrettanti
sogni, tutto a Cuba è scandito dal ritmo.
Così forse il primo gesto che s'impara su quest'isola è quello di percuotere i due
paletti chiamati claves, il maschio contro la femmina poggiata sulla palma della mano sinistra,
tenuta concava per formare una minuscola cassa di risonanza. Da loro parte il ballo.
Da loro nascono il son e la rumba, diramandosi poi in infinite varianti:
le movenze del mambo e del chachachá, la sussultante conga carnevalesca,
il guaguancó figurativo e narrativo, la spiritosa guaracha,
l'acrobatica columbia.
Così, da un giradischi che ha conosciuto epoche migliori o dalla radio di un sontuoso
catorcio a quattro ruote tirato a lucido arrivano melodrammatici boleri, la malinconia del feeling,
l'ingenuità campagnola della guajira, la melodia alla francese del danzón,
la poesia sociale della nueva trova.
E non è nemmeno raro assistere, nei villaggi tra le distese di canne e palme reali, a una
sfida tra improvvisatori di strofe in punto guajiro o incalzanti seguidillas.
Con la travolgente moda delle danze latinoamericane e la passione inarrestabile dei turisti italiani
per la Grande Antilla, si ascoltano anche da noi i salseros cubani, dai capiscuola - come
i Van Van, gli Irakere, l'orchestra Aragón - fino ai divi di oggi: Manolín
"El Médico de la Salsa", Paulito, NG La Banda, Charanga Habanera, Issac Delgado, Adalberto
Álvarez. Ma la salsa è solo il fenomeno più recente di una lunga e variegata
tradizione. Nel mondo anglofono, dove la stella cubana per eccellenza è Gloria Estefan,
l'ultimo tentativo di antologizzare tale percorso è il cofanetto del 1997 Cuba I Am Time
(Blue Jackel), contenente in quattro CD una carrellata eterogenea, dall'indimenticato mattatore Benny
Moré al jazz di Gonzalo Rubalcaba, dal lirismo di María Teresa Vera all'afrocubanità
rock dei Sintesis.
Si trovano facilmente anche la colonna sonora del film The Perez Family (RCA) di Mira Nair,
con una decina di motivi popolari, o classici ballabili come La explosión del momento
(Real World/Virgin) dell'Orquesta Revé.
Della francese ASPIC segnalo una buona introduzione al son, Cuba. El son es lo más
sublime, e Aché, una scelta di pezzi di Mercedita Vald´s, la gran dama del
canto yoruba, da poco scomparsa. Xiomara Laugart, che è invece la miglior voce femminile
delle ultime leve, è andata a registrare addirittura in Giappone You don't know what love is,
cantato in spagnolo nonostante il titolo (Sony - Murakami's). Ma è dalla Spagna che arrivano
le iniziative più importanti.
La Discmedi di Barcellona pubblica una serie di CD con registrazioni della RadioTV cubana, da quelle
storiche, come lo Show de Bola de Nieve del 1951, alle jam session del programma "Mi Salsa"
degli anni '90. Il vero gioiello innovativo è però l'idea della Magic Music di
Barcellona, che ha avviato la serie La isla de la música.
Francis Cabezas e il produttore artistico Jaime Stinus, che viene dal rock e pop flamenco, hanno
registrato in 15 città quasi duecento gruppi e solisti che si sono presentati alle loro
audizioni, collezionando materiale sufficiente per decine di dischi. La prima uscita è uno
straordinario doppio CD con 35 pezzi che valicano tutti i confini tra musica colta e popolare e tra
un genere e l'altro, miscelando rap acustici, atmosfere new age, bande di paese, cori
madrigalisti e tamburi rituali africani.
C'è persino un quartetto di sassofoni che interpreta il compositore ottocentesco Saumell,
più una magnifica Guantanamera strumentale dello stesso Stinus e una vibrante
versione al piano, tipo tango, di Hasta siempre, comandante.
Il successo internazionale di Ry Cooder e Compay Segundo con Buena Vista Social Club, seguito
da Introducing Rubén González e A Toda Cuba Le Gusta. Afro Cuban All Stars
(tutti World Circuit-Night&Day) ha allargato parecchio l'interesse per i musicisti cubani, che stanno
per arrivare massicciamente in Europa, come ha già fatto Jesús Alemañy con
Cubanismo! e Malembe (Rykodisc), e le loro tournée si succedono ormai ben al
di fuori dell'ambito degli appassionati.
La miniera più ampia di registrazioni è ancora il catalogo dell'EGREM, la
casa discografica di stato cubana, disponibile in molti negozi a Cuba.
L'indirizzo è Avenida 3ra No. 1008 e/ 10 y 12, Miramar, La Habana; fax: (00537) 33-8043, 242519;
tel.: (00537) 24-1925, 24-1926, 29-0687, 29-0688 (su internet: http://www.cult.cu/musica/egreem.html).
Ma c'è un filone musicale poco documentato, con rare incisioni professionali, ignorato dai
turisti eppure importantissimo per i giovani cubani: il rock locale. La sua storia è stata
all'inizio quella della trasgressione ribelle, quando era bandito come devazionista e filo-yankee
e le feste in strada venivano interrotte a randellate dalla polizia.
Negli anni '60 era reato persino possedere un disco dei Beatles, l'anno scorso invece si è
tenuto un nostalgico convegno ufficiale su di loro.
Capelloni e rockettari hanno però ancora guai con l'ordine costituito.
Si scatenano in concerti autorizzati ma sorvegliati, esprimono tutto il loro disagio con un
heavy metal messo insieme con strumenti di fortuna, che circola su cassette registrate
alla meglio dal vivo. Eppure una trentina di bande underground, alcune capaci di sonorità
progressive ricercate, pulsano all'Avana, con nomi come Athanai, Perfume de Mujer, Agonizer,
Quo Vadis, Havana, Bolsa Negra, Sebastián el Toro, Extraño Corazón, Zeus,
Cetros e Luz Verde.
Anche senza entrare in questi strati marginali, il rock ha contaminato e ridato nerbo alla canzone
impegnata, quella portata alla gloria da Silvio Rodríguez e Pablo Milanés.
I loro eredi hanno per bandiera un motivo di Carlos Varela che rivendica l'indipendenza del figlio
di Guglielmo Tell, che non vuol più saperne della mela sulla testa: tocca a lui provare
il proprio valore, afferrando la balestra e mettendo la mela sulla testa del padre.
Un altro suo brano, Come han fatto con me, dice: "Ti racconteranno la storia / e poi ti
benderanno gli occhi, / come han fatto con me. / Ti mostreranno l'ascia / e poi ti nasconderanno
l'albero, / come han fatto con me. / Ti chiederanno di giurare e marciare, diranno che è tutto
tuo / e se provi a cambiarlo ti riempiranno di botte, / come han fatto a me".
Musicalmente i più interessanti sono forse Raúl Torres e Juan Carlos Pérez,
ma i testi più graffianti li ha scritti Frank Delgado, che ha dedicato canzoni alle
jineteras, le "ambasciatrici del sesso" che si vendono agli stranieri, agli sconcertati
veterani della guerra d'Angola, ai babalaos riciclatisi come indovini per turisti, ma anche
al mito più irrinunciabile, quello di Ernesto Guevara.
Delgado porta in tasca una sua vecchia foto come un talismano, perché il Che ha saputo
vivere come il popolo, che in cambio l'ha messo nella sua trinità ideale accanto a Camilo
Cienfuegos e Changó. "E a quelli che lo usano come tema del sermone e fanno tutto l'opposto,"
canta, "non permetteremo più di fare discorsi in suo onore, né d'usare il suo
ritratto". Coraggio o sconforto o allegria, ma sempre in musica: questo è Cuba.
Il volume di racconti erotici cubani comprendente un mio testo La baia delle gocce notturne
è allegato da marzo 1999 al terzo cofanetto della serie musicale "Vera Cuba" pubblicata
da L'Unità Multimediale a cura di Alessandro Spinaci, con un bel CD di salsa e cumbia
firmata da Manolito y su Trabuco.
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