--Eduardo Del Llano

llano Di Eduardo Del Llano, nato a Mosca nel 1962, narratore e sceneggiatore, è uscito in Italia per Giunti (collana Zanzibar) il romanzo La clessidra di Nicanor, vincitore del I premio Italo Calvino per autori cubani organizzato dall'Ambasciata Italiana all'Avana, l'Unione degli Scrittori Cubani e l'Arci, che non è solo una vicenda esilarante di cubani in Europa, ma anche un'umile riflessione sul gioco di specchi tra le due sponde dell'oceano.
Chiude tale libro una lunga intervista in forma di racconto in cui Del Llano rivela con generosa franchezza molte delle inquietudini e aspettative della sua generazione (presa in mezzo tra gli anziani che vedono crollare l'utopia e i giovanissimi che non ne vogliono più sapere). I racconti che seguono sono tratti dai volumi Cuentos de relaxo (Racconti burleschi, 1992) e Basura y otros desperdicios (Spazzatura e altri avanzi, 1994).
Altri sono comparsi, a mia cura, su "Capital" del maggio 1997 e "Linea d'Ombra" dell'estate 1997.

SCIOPERI CELEBRI
Sciopero di anarchici nel 1893.
Un gruppo di anarchici francesi di diverse professioni decise di inviare una petizione al governo esigendo salari più bassi, una giornata lavorativa di 16 ore, peggiori condizioni di vita e l'immediata fine di ogni iniziativa previdenziale e assistenziale a favore dei lavoratori. Il governo si rifiutò categoricamente di soddisfare quelle richieste, al che gli anarchici si dichiararono soddisfatti.
Sciopero a catena del 1911.
Cominciò a Baltimora con lo sciopero dei lavoratori dell'officina specializzata nella stampa di manifesti con proclami di sciopero. Protestavano perché gli operai di altri settori non facevano più tanti scioperi come prima, e ciò aveva costretto i proprietari della stamperia a numerosi licenziamenti. Immediatamente, per venir loro incontro, il 60% della massa operaia della città dichiarò lo sciopero. Gli ordini di manifesti furono così tanti che i tipografi dovettero lavorare anche 20 ore giornaliere. Allora si unirono allo sciopero i lavoratori della nettezza urbana, minacciando di non raccogliere più la spazzatura finché non la smettevano di stampare tutti quei proclami, perché con tanta carta per le strade il loro compito si faceva estenuante. I tipografi annunciarono che da quel momento in poi avrebbero evaso solo gli ordini effettuati con un mese d'anticipo e che il richiedente avrebbe dovuto specificare in triplice copia di quanti volantini aveva bisogno, dove li avrebbe gettati, con quale metodo e perseguendo quali fini. I funzionari degli uffici incrociarono le braccia davanti a questa misura, considerando che i tipografi si arrogavano diritti e tecniche che erano di loro esclusiva competenza. Il 60% ozioso, vedendo che non aveva motivi propri che giustificassero il proseguimento dello sciopero, tornò al lavoro. Ricominciò così il ciclo. Lo sciopero a catena durò fino al 1912 inoltrato, quando fecero una serrata tutti i padroni.
Sciopero della fame femminile del 1952.
Le donne di Londra, senza formulare nessuna richiesta, dichiararono lo sciopero della fame nel febbraio di quell'anno. La polizia indagò fino ad arrivare all'autodenominatasi Associazione Esperti di Diete Dimagranti (AEDD), alla cui sporca propaganda era dovuta quella faccenda. I colpevoli furono arrestati e le donne tornarono lentamente a mangiare. In ogni modo, i loro mariti non si resero conto di nulla.
Sciopero dei crumiri nel 1975.
In Grecia i provocatori al soldo dei padroni protestarono per i compensi bassi e la mancanza di sicurezza sul lavoro; poiché non gli diedero ascolto, ad agosto entrarono in sciopero. Un mese più tardi ricevettero la visita di vari delegati operai che s'impegnarono a non tirargli più pietre e fare una colletta per aiutarli se in cambio tornavano al loro posto, perché senza di loro gli scioperi erano privi d'emozioni.

DECORSO POSTOPERATORIO SODDISFACENTE PER IL PRIMO CUBANO CHE VIVE CON UN'ANIMA ARTIFICIALE
L'Avana, 10 giugno (AIN)- I sanitari che l'hanno in cura giudicano molto positivamente la convalescenza di Nicanor O'Donnell, il primo cubano a cui sia stata impiantata un'anima artificiale. Un mese dopo l'operazione il suo stato d'anima è eccellente, ha affermato oggi Honorio Causa, il chirurgo della capitale responsabile del paziente.
Come la stampa ha ampiamente reso noto trenta giorni fa, O'Donnell fu ricoverato in un moderno ospedale avanero poiché presentava un grave quadro di apatia, depressione, scetticismo galoppante e diminuzione dell'entusiasmo, sintomi clinici dell'infarto d'anima.
La tecnica dell'impianto di anime artificiali era stata precedentemente applicata nel nostro paese solo a una vacca, in via sperimentale, ma il bovino era defunto tre giorni più tardi dopo essersi impegnato a produrre cinquecento litri di latte al giorno.
Il metodo fu in seguito perfezionato e Nicanor si strinse nelle spalle quando gli chiesero se accettava di correre il rischio, cosa che venne interpretata come segno d'acquiescenza.
L'operazione è stata eseguita in tre ore; la norma mondiale è di cinque, ma l'équipe del dottor Honorio voleva concluderla prima in omaggio alla giornata del medico di famiglia.
Al termine del delicato intervento, il paziente è stato sottoposto a terapia intensiva. Dopo pochi giorni ha mostrato i primi indizi di miglioramento, sorridendo compiaciuto nello sfogliare il giornale.
Oggi è ormai evidente che l'operazione ha avuto successo: Nicanor ha decorato il suo letto con scritte e slogan come quelle che inondano la capitale. Il dottor Honorio Causa assicura che l'ospedale è in grado di impiantare dieci anime al mese, giacché, sebbene alcuni componenti provenissero dall'Europa dell'Est, un innovatore ha scoperto un metodo per sostituirli utilizzando residui di canna da zucchero. "Sono un esempio vivente dei progressi della nostra medicina," ha dichiarato Nicanor, il quale ha espresso anche il vivo desiderio di essere dimesso per ritornare al suo lavoro di economista.

FOTOGENICITÀ
"Questo compagno fa parte di un gruppo che prepara un nuovo testo di medicina," disse il dottor O'Donnell, "e ha bisogno di scattare una foto che illustri a dovere la malattia di cui voi soffrite.
Se siete d'accordo, vi osserverò uno a uno per scegliere chi presenta le caratteristiche volute.
"Nessuno protestò" al contrario, si udirono mormorii d'interesse.
I dieci malati della sala misero in mostra le loro lesioni mentre il fotografo passava tra i letti.
"La mia si vede bene," disse quello del letto n.4, "ed è abbastanza purulenta. La fotografi." "Non gli faccia caso," intervenne quello del n.7, "la mia è in una posizione migliore, e sebbene sia più piccola, ha persino le croste. Guardi, guardi qui."
Trattenendo la nausea, il fotografo scelse alla fine il n.8.
"Che fortuna sfacciata!" disse il n.2. "Anche la settimana scorsa lo hanno fotografato per il giornale. Non so cos'abbia la sua ferita che manchi alla mia."
"È sicuramente un raccomandato," disse il n.4. "é tutto un bluff, il fotografo sapeva già chi avrebbe dovuto ritrarre. Il n.8 lavorava in un ministero, figurati..."
"Non è giusto," si lamentò il n.6.
"Ieri lo specialista ha detto che le lesioni del n.8 forse non corrispondono alla nostra malattia, e invece, guarda lì. La falsità davvero non la sopporto."
Il n.8, intanto, sorrideva orgoglioso.
"Ha buon gusto," disse al fotografo, "ma aspetti, devo essere impresentabile... Mi presta un pettine?"

CERTI ROBOT
Questa mattina, Nicanor O' Donnell si è alzato molto presto e ha inchiodato sulla porta di casa sua un cartello che dice "DO CALCI IN CULO A 25 PESOS", poi è tornato a dormire perché è domenica.
Alle dieci, due vecchie si sono fermate davanti alla porta e hanno cominciato a fare commenti.
Mezz'ora più tardi, è arrivato un anziano con una sporta e ha preso posto dietro le vecchie.
A mezzogiorno c'erano quindici persone ammassate davanti alla casa.
Qualcuno di tanto in tanto gridava che avrebbero aperto alle sei.
Si è formata un po' di baruffa perché un grassone sudato tentava di sgattaiolare davanti agli altri.
All'una la fila faceva il giro dell'isolato.
La gente usciva dal cinema sull'angolo e si metteva in coda, senza sapere molto bene perché.
Due poliziotti cercavano di mantenere l'ordine.
Alle tre, la prima vecchietta non ce l'ha più fatta e ha bussato alla porta.
Nicanor è uscito in ciabatte.
"Mi dica."
"Senta, compagno, stiamo aspettando da cinque ore. Non potreste anticipare il servizio? Dicono che apre alle sei..."
"C'è un errore, nonna. Oggi è domenica. Cominciamo solo domani pomeriggio alle sei."
"Ma compagno..."
"Mi spiace, signora. Queste sono le disposizioni."
"Lei è un tetragono!"
La porta si è chiusa.
"Ma avete visto! Dopo che una si è ammazzata a fare la fila! È che ci sono certi commessi che ti trattano proprio a calci in culo!"

DISOCCUPAZIONE
"Questa situazione deve finire," disse Nicanor O' Donnell, piegando il giornale. "Sono in quest'ufficio da sei anni e in tutto questo tempo ho tradotto soltanto un articolo.
"E io?" si lagnò un altro. Mi hanno consultato solo una volta per telefono su una certa frase citata da un etnologo francese.
In quel momento squillò il telefono.
"Ufficio Traduzioni da Lingue Rare," disse meccanicamente la segretaria, ma subito il suo volto rianimò.
Gli specialisti, interessati, le si affollarono attorno.
"Cosa sarà?"
"Forse chiudono l'ufficio e ci trasferiscono a un altro lavoro," suggerì il traduttore di papiamento (la parlata di Curaçao), mettendosi in tasca il suo cubo di Rubik.
"Non essere pessimista, vecchio mio, magari è un libro da tradurre," disse lo specialista in dialetto masai, che aveva appena sconfitto per l'ennesima volta il traduttore di creolo haitiano a scacchi.
La segretaria riappese e guardò tutti con gli occhi luccicanti.
"Allora?"
"Stanno preparando un'antologia di scrittori del terzo mondo," disse gioiosa la segretaria, "e c'è lavoro per tutti voi, tranne Nicanor".
"Perché io no?" gridò questi, mentre gli altri lo guardavano divertiti.
"Non c'è uno scrittore in guaran’ degno di figurare nell'antologia?"
"Così sembra. Mi hanno dato la lista delle lingue, e tu resti fuori. Ci sono però due racconti di un pigmeo dello Zambia che non hanno traduttore."
"Bé, imparerò il dialetto dei pigmei," affermò O' Donnell. "Voglio lavorare".
Per un mese, Nicanor studiò alacremente il linguaggio dei piccoli abitanti dell'Africa. I suoi colleghi ripassavano le proprie conoscenze nelle lingue di cui erano esperti. Mancava solo che arrivassero i testi e lantologia sarebbe stata tradotta in un lampo.
"Non ce la faccio più ad aspettare," disse qualcuno un pomeriggio, dopo aver preso posto nella coda per giocare a domino. "So già dire ozio in maori in sette modi diversi."
"Sai come sono le editrici," disse Nicanor. D'un tratto squillò il telefono e tutti ammutolirono. La segretaria ascoltò attentamente, poi riattaccò senza molto entusiasmo.
"Non ci dire che hanno cancellato l'antologia.!"
"L'hanno approvata," ribattè la segretaria, "ma tutti gli scrittori hanno mandato i loro testi in inglese e francese, temendo che non ci fossero traduttori."
Ci fu un silenzio teso.
"Maledetto colonialismo!" esclamò Nicanor.


Home | Danilo Manera | Spagna | Cuba | Canarie | Bulgaria | Langhe
Paese Basco | Colombia | Amazzonia | Santo Domingo | Cile | Galizia | Umorismo