| --Narrativa cubana di oggi | |||
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La vita letteraria cubana, proprio ora che ha ridottissimi mezzi materiali e deve riorganizzare profondamente editoria, distribuzione, rapporto coi lettori e molte altre cose, ha raggiunto livelli qualitativamente alti anche in fatto di libertà espressiva, e forse la cosa non è poi così paradossale. Le uniche librerie con gli scaffali forniti vendono in dollari, come pure le bancarelle dell'usato, e continua a scarseggiare la carta per stampare, eppure la voglia e la possibilità di raccontare e raccontarsi sono a Cuba in forte aumento. L'isola si è anzi trasformata, mentre mancano carta e penne, nel laboratorio di scrittura più avanzato e intrigante dell'America Latina, capace di produrre ebbrezze e aromi che fanno tossire più dei sigari e cantare più del rum. Se la musica, specie la salsa, vive bene grazie al turismo e le tournée all'estero, gli altri artisti spesso emigrano per necessità economica. Il cinema conta sulle coproduzioni e sull'affitto di studi a stranieri. Gli scrittori cercano di pubblicare fuori o si contentano di plaquettes e antologie o anche solo di far circolare dattiloscritti battuti fitti fitti sul retro di vecchi formulari, con preghiera di restituzione. Un tempo Cuba pareva soprattutto terra di poeti, oggi, pur non mancando certo una ricca produzione in versi, è forse la narrativa, specie quella breve, di più veloce elaborazione, il genere trainante. Una delle cause può essere anche il fatto che il giornalismo cubano è rimasto indietro e continua ad essere inerzialmente conformista. Così il racconto lo soppianta, col rischio di assolvere funzioni non sue e cadere nella critica occasionale, ma anche con una potente iniezione di drammatica cronaca quotidiana. Sono protagoniste di questa fioritura due diverse generazioni. La prima è quella degli anni ‘80, composta da quarantenni che si sono ribellati al grigiore del decennio precedente con le sue museruole ideologiche e hanno cominciato tre lustri fa a raccontare nella prospettiva dellostupore e della scoperta che è propria del bambino e dell'adolescente, eludendo così la censura. In seguito hanno occupato i canali chiave e hanno gestito il passaggio alla nuova situazione, dove anche i loro soggetti sono diventati adulti, in una generale perdita dell'innocenza. Nelle loro storie, venate di satira e comicità come di delusione e intimismo, compaiono corrotti, opportunisti, ragazzi e ragazze di vita a caccia dei soldi e gli agi dei turisti, tutte le varianti dei rapporti amorosi, lo sfaldarsi dei rapporti umani e una nuova visione senza pregiudizi dell'esperienza internazionalista o delle spaccature dell'esilio. Forse il più noto anche da noi è Senel Paz per la sceneggiatura del film Fragola e cioccolato, ma il gruppo è folto: citiamo almeno Abel Prieto, già presidente dell'Unione degli Scrittori e Artisti Cubani e ora Ministro della Cultura, Miguel Mejides, Luis Manuel García, Arturo Arango, Jesús Vega, José Ramón Fajardo, Francisco López Sacha, Gumersindo Pacheco, Roberto Urías, Ricardo Ortega, Guillermo Vidal. Abilio Estévez e Reinaldo Montero (vincitore del Premio Italo Calvino 1996 con il dramma Medea) si distinguono anche in campo teatrale. Nel romanzo d'intrigo e d'avventura splende la stella cosmopolita, irrefrenabile e prodigiosamente erudita di Daniel Chavarría e nel giallo spiccano le eclettiche e sofferte peripezie avanere di Leonardo Padura. Nel 1996 è uscita la prima antologia di prosa femminile cubana, Statue di sale, preparata da Mirta Yáñez e Marilyn Bobes, libro-bandiera di una scrittura delle donne cubane finora quasi occulta, fatta di concretezza e sensibilità, orgoglio e dolore, che è arrivata da noi in una raccolta dell'editore Besa e annovera talenti di più generazioni, da Aida Bahr a Chely Lima, da María Elena Llana a Adelaida Fernández de Juan. Con gli anni '90, è arrivata sulla scena un'ultimissima generazione, composta da giovani ventenni o trentenni nati e cresciuti dopo la rivoluzione. Colti e decisi, sono giunti presto alla ribalta creativa grazie alla rete di scuole d'arte, laboratori letterari, case della cultura, periodici e premi. Non si sono trovati davanti barriere ufficiali, bensì gli scogli del tracollo finanziario, e poche delle loro opere hanno visto la pagina stampata. Pur presentando talvolta segni di acerba approssimazione, esse sono tuttavia di grande interesse sul piano formale per il vigore iconoclasta che rifiuta i canoni assestati, la varietà stilistica, l'intertestualità e contaminazione, e ancor di più per le problematiche che toccano: il divario tra l'ideale dei padri e la meschinità del presente, la religiosità e il misticismo un tempo tabù, la solitudine senza prospettive, il sesso sfrenato come fuga o alienazione, i chiusi mondi marginali che voltano le spalle alla Storia, il disadattamento nella scalcinata realtà urbana avanese, la controcultura freak dei ritardatari dropout tropicali. E la colonna sonora sottesa a tali narrazioni rifugge dal tradizionale sonè più vicino ai cantautori cubani di protesta, tipo Pedro Luis Ferrer, Frank Delgado o Carlos Varela, ma predilige l'hard rock, che ha una diffusione inaspettata a Cuba, riacquistando forse un impulso ereticale ormai perso là dove viene inciso. La lista dei nomi sarebbe veramente lunga, però varrà la pena di ricordare almeno José Miguel Sánchez "Yoss", Rolando Sánchez Mejías, Alberto Rodríguez Tosca, Karla Suárez, Jorge Félix Rodríguez, Raúl Aguiar, Ronaldo Menéndez, Alberto Garrido, Ángel Santiesteban, Alberto Garrandés e José Mariano Torralbas. Alexis Díaz Pimienta e David Mitrani Arenal sono anche repentistas, cioè improvvisatori di versi cantati nel metro delle strofe popolari contadine. Un vero fenomeno sono i gruppi umoristici che affollano i teatri facendo ridere fino alle più amare lacrime. Prendendosi in giro e scherzando sui loro guai non certo da poco, i cubani affrontano una fine millennio segnata da contraddizioni, tra le conquiste rivoluzionarie evaporate e le trappole del neoliberismo, la minoranza che maneggia i dollari e la maggioranza che tira la cinghia, il fiero nazionalismo e l'emigrazione, il fecondo meticciato e l'apartheid rispetto alle torme di turisti. Il miglior rappresentante di questa vena satirica e favolistica insieme è Eduardo Del Llano, trentaquattrenne direttore della compagnia "Nos y Otros". Altri scrittori a tono prevalentemente umoristico sono Jorge Fernández Era, Francisco García e Enrique Del Risco. Anche tra le riviste ci sono novità importanti: ne nascono alcune, come "Temas" e "Contracorriente", in grado di aprire coraggiosi dibattiti, mentre chi non ha i mezzi riscopre il ciclostile o passa direttamente alle reti telematiche. In generale, la scrittura a Cuba è sempre più motivata e intensa, ogni goccia d'inchiostro sembra essere l'ultima e i cubani, con tutto il loro orgoglio e la loro passione, provano a darsi e dare ragione dell'incredibile vicenda di un'isola che, mentre viene invasa dai turisti, si ritrova sempre più boicottata dal suo potente vicino, sempre più a pezzi, sempre più sola al mondo nella sua disperata ricerca di una forma diversa di felicità. Qui in Italia la narrativa cubana non è ancora sufficientemente nota. Si trovano
generalmente in libreria solo alcuni dei classici: Alejo Carpentier, José Lezama Lima
e Guillermo Cabrera Infante. Sono usciti l'autobiografia dell'esiliato Reinaldo Arenas e i
romanzi di Mayra Montero, che vive a Portorico e scrive su Haiti, di Cristina Garcia, che scrive
dagli Usa in inglese e di Zoe Valdés che ha lasciato Cuba dissociandosi. Ma poco o nulla
è accessibile di altri maestri delle generazioni degli anni ‘40 e ‘60, come Lino Novás
Calvo, Virgilio Piñera, Onelio Jorge Cardoso, Antón Arrufat, Jesús Díaz
o Eduardo Heras León (alcuni vecchi volumi di Humberto Arenal, Severo Sarduy e Norberto Fuentes
non sono stati più ripubblicati).
Qui di seguito segnalo alcuni titoli consigliabili e presenti nelle
nostre librerie:
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L'insieme della narrativa cubana più recente è accessibile in quattro antologie a mia
cura: | |||
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Sono preziosi anche il numero di marzo 1997 della rivista "Linea d'Ombra", con uno speciale sulla letteratura cubana e il n.60 del 1996 della rivista "Latinoamerica", col saggio di Alessandra Riccio La cultura a Cuba: fine millennio.
Danilo Manera con Yoss (a sinistra), Arturo Arango (a destra) e Miguel Mejides (alle spalle). Cesena, 1997. Foto di Graziano Bartolini (e-mail: graziano@interoffice.it). | |||
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