TERRE LUNE LANGHE
foto di Malvina Manera
racconti di Danilo Manera

Prefazione di Donato Bosca
Scelta delle immagini e grafica di Franco Negro
Responsabile del progetto: Stefano Delmastro

Edizioni Gribaudo, ottobre 2000
tel. 0172 381300
fax 0172 389034
e-mail: edizioni.gribaudo@libero.it

L'elegante volume di 144 pagine in formato 27x27 cm., preparato a Cavallermaggiore, stampato a Farigliano e presentato in anteprima ad Alba, è un eccellente esempio di editoria locale di qualità. Contiene un ciclo di racconti di Danilo Manera dedicati alle sue origini collinari, ai ricordi di famiglia, alle storie, alla natura e alla gente concreta e insieme teneramente lunatica delle Langhe.
Sono vicende e aneddoti che accompagnano gli scatti semplici e profondi di sua zia Malvina Manera. Nata nel 1932 a Serravalle Langhe, fotografa per passione in un pellegrinaggio di decenni, ha esposto in quasi tutti i paesi delle Langhe e più volte ad Alba. Le sue immagini nascono dall'anima e trasmettono forti emozioni legate ai colori vivi della terra, ai ritmi di vite instancabili e fantasiose, alla cruda poesia del quotidiano. Il suo obiettivo è magicamente appannato dall'affetto per i soggetti che ritrae, si accosta alle cose e ai paesaggi come una parola amica, un sorriso sempre pronto allo stupore e all'ammirazione anche verso i dettagli più modesti e dimenticati. Come haiku, queste foto sospendono il tempo per restituirci delle Langhe splendidamente umane.


ALCUNI PASSI DALLE STORIE DEL LIBRO:

LANGHE L'autunno nebbioso e silente cancellava con una pigra migrazione di veli opachi e brume lattiginose i profili dei dossi che parevano incurvarsi verso il centro del mondo, i campanili piantati nelle borgate come ferri in un lavoro a maglia, gli alberi solitari come sentinelle in punta a un drappello di vigneti spogli dopo la vendemmia e le piogge, ma ancora pronti ad accendersi, se solo calava un raggio a notarli, di mille sfumature rossogialle, come braci rimaste da chissà quale incendio.

Da Aquiloni di nebbia


Langhe Il più giovane dei presenti commenta: "Io ho sentito dire che tutti i libri del comando sono stati bruciati dai preti e mentre bruciavano uscivano urla e grida dalle pagine... Per me però le storie di masche sono balle; una volta si credeva a tutto per ignoranza". "Non è questione di crederci o no," ribatte Placido, il più anziano, punto sul vivo, "adesso è adesso, ma allora certe cose succedevano e basta. Per esempio, c'era una famiglia dove i bambini morivano tutti da piccoli, così il padre ha deciso di fare la guardia all'ultimo nato e una notte ha sorpreso un grosso gatto che cercava di soffocare il bambino. Gli ha tranciato una zampa con il falcetto e il giorno dopo invece della zampa ha trovato una mano. E una certa masca che abitava giù nel rittano da quel giorno è stata fasciata e monca. Quel bambino che si è salvato poi è emigrato in Argentina, altrimenti confermerebbe quel che dico. E c'erano masche che provocavano incidenti mortali sputando mosconi o abbattendo alberi, oppure diventavano capre e facevano rovesciare i carri, sempre nello stesso identico posto. Facevano cantare le galline come fossero galli, ed era il segnale che stavano per compiere una delle loro malefatte. Altre bussavano in piena notte alla porta, e quando andavi ad aprire non c'era nessuno, si sentivano solo dei lamenti nel buio, ma guai se andavi a vedere. Solo per far tribolare la gente, come se la vita non fosse già abbastanza grama..."

Da Streghe, libri, bottiglie


Langhe Non entrai subito nell'osteria, rimasi un poco fuori, dal muretto affacciato sulle valli, guardando l'ultimo crepuscolo fuggire. Soltanto Venere inorgogliva quel cielo d'un turchese cupo, assalito lentamente dalle schiere delle nubi. Venere abbandonata al suo bagliore fisso con l'innocua, baldanzosa, ingelosita, farneticante sicurezza d'un testardo amore. Venere pesce-lucciola nella rete del cielo, araldo puntiforme della grande frantumazione di luce degli stellati. Sotto di lei, le alte erbe e i fiori socchiusi beccheggiavano al vento come un'immensa flotta di sogni alla fonda nel porto delle colline.

Da Un valzer con Babilonia


L'alluvione ha colpito più la città e il fondovalle che le alte colline, ma anche lontano dai fiumi le piogge torrenziali hanno fatto gravi danni. Non è servito a nulla bruciare rami d'ulivo e mettere in cortile le catene dei paioli. Il pendio di fianco alla chiesa del paese è diventato una scarpata e sono venute fuori parecchie ossa, visto che lì sotto moltissimo tempo fa c'era il camposanto. Per un paio di giorni è anche saltata la corrente elettrica e, ritrovandosi nella bottega o nelle case illuminate solo da candele e da vecchi chinché, i discorsi tornavano spesso indietro all'epoca della guerra e della resistenza, quando la carestia e la paura erano la norma e si faceva l'olio con le nocciole, il verderame con gli spiccioli senza valore, il sapone con resti grassi di animali, e si filava in casa la lana delle pecore, la seta dei bachi e persino la canapa.

Da Per acqua o per fuoco


Attraverso la finestra si vedeva il cortile affacciato sulla valle. Lì fuori Hervé fumava, seduto ai piedi di un ciliegio. Con una mano reggeva il camino della pipa di terracotta istoriata, con l'altra toccava di tanto in tanto una corda del suo mandolino, appoggiato al tronco come un volatile preistorico. E quel suono fievole saliva subito nell'aria a fondersi, perfettamente temperato, con lo stormire lento, basso, ruvido e maestoso dei boschi e lo scorrere del rivo d'acqua, che il vento faceva a tratti arrivare fino in cima alla collina. Laggiù scendeva Hervé a cercare l'argilla e conosceva ogni ansa, ogni strettoia, ogni ristagno contro pareti di tufo. Le note solitarie correvano a fondersi con remoti rintocchi, zoccoli pesanti di bestie, scoppiettìo di trattori che rincasavano, richiami perduti nei labirinti del vento che trasportava lontanissimo frammenti di parole in dialetto. Hervé teneva nel cavo della mano la pipa spenta e liberava ogni tanto qualche nota a tremare in mezzo alle prime ombre. Era il suo modo di accompagnare il canto della sera, l'addio cerimonioso che danno le colline al giorno.

Da Giulietta e le castagne




Home | Danilo Manera | Spagna | Cuba | Canarie | Bulgaria | Langhe
Paese Basco | Colombia | Amazzonia | Santo Domingo | Cile | Galizia | Umorismo