| Sette poeti cubani di oggi | |
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Abilio Estévez, nato all'Avana nel 1954, ha rappresentato e talora pubblicato varie opere teatrali, la raccolta di racconti Juego con Gloria (1987), il romanzo Tuyo es el reino (1997) e le poesie di Manual de las tentaciones (1989), da cui sono tratte quelle che seguono. Nel già citato volume collettivo A labbra nude è incluso il suo racconto Oh, vida!. | |
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Scelte Scegliere una porta significa non aprirne altre. Un piacere presuppone che molti piaceri non verranno vissuti, così come ogni tristezza dispensa da tante tristezze. L'amante che porti a letto è uno tra tutti quelli possibili. La parola per cui opti impedisce l'uso di un numero indefinito di parole. Visiti un luogo perché altri luoghi restino ad aspettarti. Solo il giorno che sorge per la tua morte è un giorno qualsiasi, una casualità. I messaggi Vado tutti i giorni in riva al mare: ho imparato a decifrare i messaggi degli uomini. So di fogli, grigi o gialli, con grafie disperate dentro bottiglie che non possono essere aperte dalle onde. Grida, gemiti alla deriva che giungeranno intatti fino al Baltico o al Mar del Giappone. A forza di trovarli tra la sabbia, provenienti da tutti i punti della terra, so riconoscere i quattro versi del languido, la sua richiesta d'aiuto rimata in strofe impeccabili. So distinguere le lacrime dozzinali con cui il grossolano sigilla il suo appello, le imprecazioni del violento e il tono freddo dell'orgoglioso. So riconoscere il messaggio del nostalgico: appone sempre ben chiari nome e data. L'abitudine a ricevere messaggi mi permette di affermare che dietro ogni cuore disegnato si nasconde un'anima di vergine, così come gli anziani disegnano orologi e gli adolescenti ghigliottine. Ci sono lunghi lamenti: appartengono al vanitoso, che descrive prolissamente le sue aspirazioni e tutto quanto tradisce il tempo,tutto quanto si è trasformato in nulla e in menzogna. Una donna di carattere aggiunge il ritratto in cui la si vede di profilo, seria e orgogliosa, con un vestito da sera e una collana di zaffiri. Il credente esige; l'incredulo supplica; l'indifferente si dimentica di firmare. La lettera del saggio è un foglio in bianco. Non ci sono tesori Non ci sono tesori, dicono i pellegrini che ritornano. Se ne stanno lì, sul ciglio delle strade, sulle sponde di mari e fiumi, senza dormire e senza poter toccare l'acqua, maleodoranti e allucinati, a indicare impauriti l'orizzonte. Non ci sono tesori, dicono e chiudono gli occhi, e spezzano i bastoni, e si gettano a terra e non aspettano. Non implorano più, non supplicano più. Il cielo non risponde e non c'è speranza nei sogni. È una menzogna la storia dei galeoni sommersi. Non esistono i forzieri sepolti sul fondo degli oceani, con tutto l'oro delle antiche corti, coi rubini, gli smeraldi e le corone degli imperi scomparsi. Non c'è mai stato un simile sfavillio in mezzo ai pesci, ripetono, deliranti, i pellegrini che tornano. Ignori perché si sono stancati, chi li ha dissuasi, quale demone dell'impazienza ha spento tra le alghe la luce dell'oro e delle pietre preziose. Tu ti fermi un istante. Non ci sono tesori, gridano disperati. (Non voltare la testa. Non li vedere con gli occhi vuoti. Non li sentire. La strada è lunga e non c'è tempo da perdere.) |
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