Jorge Fernández Era, nato all'Avana nel 1962, giornalista e attore, ha
raccolto le sue miniature in Obra inconclusa (Opera incompiuta, L'Avana, 1994), da cui
traggo quelle qui tradotte. Ne ho pubblicate alcune su "L'Immaginazione" n.134 del 1996.
APERTURA
Criticate, criticate quanto vi pare. Criticate gli approfittatori e gli incapaci;
la paura della verità; la mancanza di controllo su tutto, da parte di tutti e a danno di tutti;
quelli che vedono il posto di lavoro come un vitalizio, gli ipocriti e gli spreconi; gli infallibili
e quelli che sottraggono a proprio vantaggio risorse comuni; i vigliacchi e gli adulatori; quelli
che vivono a spese del sudore altrui e quelli che sudano per la dispensa della bella vita altrui;
quelli che ordinano in continuazione e non obbediscono mai... Criticate anche me. Sempre che io
lo approvi.
MIGLIORAMENTI
Vi ho riuniti per informarvi che in un incontro effettuato ieri nella nostra ditta, al quale non
ho potuto assistere per ragioni che i miei superiori conoscono, è stata informata la mia
vice - per telefono, giacch´ nemmeno lei ha potuto partecipare, per motivi che tutti,
superiori e subalterni, ignorano - che su indicazione del sindacato provinciale,
il nostro centro di lavoro è stato scelto per essere il primo della sua categoria in
tutta Cuba che si batterà al fine di ottenere il titolo di Unità
Modello (applausi).
Secondo il documento da me debitamente archiviato, questa scelta ci deve riempire di legittimo
orgoglio proletario e deve costituire uno stimolo per lavorare in futuro come non abbiamo fatto
fino ad oggi (applausi).
Nel meeting che avrà luogo alla fine della pausa per lo spuntino, cioé
qualche minuto prima di cominciare a prepararsi a rincasare - e che sarà presieduto dal
vice della mia vice, poiché io non potrò assistervi per ragioni note alla mia vice
e nemmeno lei ci sarà per motivi che ignoro -, verrà firmato l'impegno che invieremo
in duplice copia alle istanze superiori (applausi).
È opportuno chiarire che nessuno, cacciatevelo bene in testa, assolutamente nessuno potrà
iniziare a migliorare la propria attitudine nei confronti del lavoro fino a che il direttore della
ditta non avrà dato indicazioni sulle modalità e i tempi in cui ciò andrà
fatto. A tale scopo verrà organizzata una conferenza municipale d'orientamento...
Tu ci puoi andare, Manolo?
EREDITÀ
Sono uno scrittore frustrato. Per questo ho deciso di togliermi la vita gettandomi dal balcone
del mio appartamento al XII piano. Vi racconterò le mie ultime impressioni. Sarà la
mia opera postuma.
XI piano. Perfecto non perde l'abitudine di buttare le cose dalla finestra. Ha appena tirato una
latta vuota di marmellata di mango. Ho una compagna di viaggio.
X piano. Non si può negare che Cheo ha un eccellente senso dell'umorismo.
Con la pattumiera in mano mi ha detto: "Me la vuoti giù di sotto, compare?"
IX piano. Ho visto Juana nuda. Com'è ben fatta! Se me ne fossi accorto prima...
VIII piano. Ho appreso dal televisore di Reinaldo che sul canale 6 stanno trasmettendo un interessante
documentario intorno alla poderosa attrazione che esercita la Terra sui corpi in caduta libera.
VII piano. Albertico, il figlio di Antonio e Marta, vedendomi ha esclamato: "Come va di fretta
oggi Salustiano!" La voce dell'innocenza.
VI piano. Cosa farà Maria in mutande nell'appartamento di Juliàn? Solo a mia
moglie può venire in mente di uscir di casa in quello stato!
V piano. Josefa è all'ultimo stadio dell'arteriosclerosi.
Tu guarda un po': farmi ciao con la mano e chiedermi come va!
IV piano. Per poco non trascino via con me quella pettegola di Gladys.
Stava protesa all'infuori nell'intento di verificare il risultato della lite tra Margarita e Ernesto.
III piano. Ha avuto la meglio Margarita.
II piano. Secondo piano? Ora ho i miei dubbi. C'è chi assicura che è il primo,
giacchá quello più in basso si chiama pianterreno.
Altri sostengono che, per quanto sia a livello del suolo, è pur sempre un piano e quindi
lo si deve contare... Ma ormai non ho più tempo per tante disquisizioni.
LA RAGAZZA DEL KARATEKA
Una ragazza è seduta sulla panchina di un giardino pubblico dell'Avana
e aspetta il suo
fidanzato.
- Salve...
Non si era accorta di quel tipo.
- Salve - risponde.
- Aspetta qualcuno?
- Sì, il mio ragazzo.
- Che coincidenza! Anch'io sono in attesa... di trovare una ragazza.
- Allora le nostre situazioni sono diametralmente opposte: io un ragazzo ce l'ho e lo sto aspettando.
- Rendiamole identiche. Mi siederò qui con lei ad aspettarlo.
- Non glielo consiglio. Il mio ragazzo è un karateka. Quinto dan.
- Impressionante! Se lei sapesse, ho provato cinque volte a praticare arti marziali, ma non sono
mai riuscito ad andare avanti. Odio la violenza.
- Anch'io. Per questo le ripeto che fa meglio ad andarsene. Il mio ragazzo sta per arrivare ed è
quarto dan.
- Al quarto anno d'università ho avuto la mia ultima ragazza e lei me l'ha ricordata.
Le somiglia, sa?
- E lei somiglia sempre di più all'ultimo tipo che il mio ragazzo ha spiaccicato contro
un albero in un giardino come questo. Un altro che non voleva credere che il mio ragazzo
è terzo dan.
- È la terza volta che me lo ripete. Non pensi che faccio l'indiano o che me la tiro
da guappo. Mi sono solo proposto di fidanzarmi con lei.
- Diamine, com'è ottimista! Certamente il mio ragazzo, quando conoscerà le sue
nobili intenzioni, dimenticherà di essere secondo dan e le perdonerà la sua impertinenza.
- Se pensassi di essere impertinente, mi sarei già ritirato. E correrei in un secondo a
coglierle quel fiore se lei mi desse qualche speranza.
- Pure romantico! Peccato che il mio ragazzo, primo dan, non capisca queste cose. Mi dispiacerebbe
che il fiore finisse spappolato insieme a lei.
- Lo dice per il fiore?
- Anche per lei... Mi è simpatico. Camminiamo un po'. Non aspetterò più.
Ho esaurito la pazienza e le attenzioni per quella bestia del mio ragazzo.
Lasciarono il giardino pubblico. Dieci isolati più in là si diedero il primo
bacio e continuarono a camminare tenendosi per mano.
UOMINI
In tempi remoti la Terra era abitata solo da due uomini che si odiavano incrollabilmente.
Per placare un poco la reciproca avversione, entrambi eressero da un polo all'altro un
reticolato molto alto che divise il mondo in due metà esatte, e ciascuno dei due
si stabilì nella sua.
Ma, a partire da quel giorno, vissero discutendo eternamente su chi teneva prigioniero l'altro.