Nell’immensa Plaza de Bolívar di Bogotá gruppi di bambini tengono alti nel vento aquiloni
rossi, gialli e azzurri come la bandiera colombiana. Un’orchestrina suona vallenato all’angolo con
la Carrera 7, lungo la quale camminiamo, in mezzo alla folla che si gode una limpidissima e tiepida giornata
andina. Dallo studio tappezzato di quadri di Fanny Buitrago, in cima a un palazzo del centro, si domina con
lo sguardo mezza Bogotá, fino alle sterminate periferie di questa metropoli distesa su un altopiano
a 2600 metri d’altezza. Fanny Buitrago vive da sola, ma ama stare in giro e ha preferito chiacchierare con
me per strada, nel quartiere coloniale della Candelaria, dove ad ogni passo scambia un saluto con qualcuno.
"Vengo dalla costa caraibica, dove si vive fuori tutto il giorno e c’è un culto speciale per
le relazioni umane: facendo la spesa vieni a sapere ogni sorta di notizie e segreti. C’è vita
finché ci sono aquiloni e curiosità. I miei libri per bambini, come La casa del arco
iris (1996; trad. it. La casa dell’arcobaleno, Feltrinelli Kids 2000), sono nati perché
un mio nipotino era curioso di sapere di cosa riempivo tanti fogli. Dato che gli sembravano incomprensibili,
ho scritto una storiella apposta per lui e non ho più potuto smettere: mi restituiva ogni volta il
nuovo pezzo dicendo che era corto. Quando si è dichiarato soddisfatto, avevamo un intero libro."
Fanny è nata a Barranquilla nel 1943, ha cominciato a scrivere ancora adolescente ed è oggi
un’autrice di primissimo piano nella letteratura colombiana. Ha pubblicato i romanzi El hostigante verano
de los dioses (La sferzante estate degli dèi, 1963), Cola de zorro
(Coda di volpe, 1970), Los pañamanes (1979) e La señora de la miel (1993;
trad. it. La signora del miele, Universale Economica Feltrinelli 1999). Le sue narrazioni brevi e
medie sono raccolte in La otra gente (L’altra gente, Instituto Colombiano de Cultura,
Bogotá 1973), Bahía Sonora (1975), Los amores de Afrodita
(Gli amori di Afrodite, 1983) e ˇLíbranos de todo mal! (Liberaci dal male, 1989).
Ha inoltre scritto per il teatro: El hombre de paja (L’uomo di paglia, 1964) e Final
del Ave María (1991), e per i bambini: La casa del abuelo (La casa del nonno, 1981)
e Cartas del palomar (Lettere dalla colombaia, 1988).
"Per me leggere è come respirare," continua Fanny. "Ho imparato a farlo di nascosto
a scuola, infilando i romanzi tra i manuali che mi annoiavano. Così non ho nemmeno finito gli studi.
Da bambina volevo fare la trapezista, ma non ho doti di ginnasta, allora mi sono dedicata completamente alla
scrittura, che è un altro modo di camminare su una corda. Mi è costato parecchio, ha significato
privilegiarla anche rispetto alla famiglia e all’amore, ma non me ne pento."
Il maestro messicano Juan Rulfo disse molti anni fa che la Buitrago è "la miglior scrittrice
latinoamericana perché scrive come un uomo", intendendo che non aveva bisogno di verniciare
programmaticamente di rosa le storie. "La letteratura non è maschile o femminile," dice
Fanny, "è buona o cattiva. Però anche scrivendo resto sempre innanzitutto una donna.
Certa società disprezza la letteratura, tanto più in mano alle donne. Mi hanno a lungo considerata
una pazzerella e attaccata. Eppure la Colombia trabocca di creatività e i lettori, specie i giovani,
la pensano diversamente. Quando uscì il romanzo erotico La signora del miele un amico mi disse
che alcune mie conoscenti mi avrebbero tolto il saluto, invece si sono divertite un sacco, mentre qualche uomo
da allora non mi saluta più."
Con la grazia del suo conterraneo Gabriel García Márquez, un’asciutta tenerezza e una sottile
e penetrante capacità di descrivere la percezione della vita e del mondo di un bambino, Fanny Buitrago
cammina sulla meravigliosa corda delle storie, dove non si va né avanti né indietro: si sta
sospesi a mezz’aria, persino dopo l’ultima parola.
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