| Principali libri di letteratura bulgara curati da Danilo Manera: |
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Jordan Radickov, I racconti di Cerkazki, Torino-Casale Monferrato, Marietti 1983. Emilijan Stanev, La leggenda di Sibin, principe di Preslav, Torino-Casale Monferrato, Marietti, 1985. Nikolaj Kâncev, Quanto un granello di senape, Firenze, Sette, 1986. Jordan Radickov, L’uovo di gennaio, Genova, Marietti, 1990. Jordan Radickov, Il verbljud e altre cronache di Cerkazki, Lecce, Argo, 1994. Jordan Radickov, Gente, gazze e cavalli, Roma, Biblioteca del Vascello, 1994. Emilijan Stanev, Il ladro di pesche, Roma, Voland, 1995.
La cultura bulgara è da noi una delle meno note se non la più ignorata dell'Europa orientale. Ciò si deve probabilmente alla sua marginalità nei contesti mitteleuropeo e slavo e alle sue radici invece balcaniche, un'area con la quale, a dispetto della vicinanza geografica, dei legami storici e della terribile attualità, restano abbastanza modesti e poco transitati i ponti culturali. A caratterizzare la Bulgaria bastano pochi tratti macroscopici: è il paese slavo più meridionale e quello rimasto prima a più diretto contatto con la cultura bizantina e poi più a lungo sotto la dominazione ottomana; la sua lingua, pur erede diretta di quella cirillometodiana, è nettamente differenziata dalle consorelle slave. Eppure questo paese di circa 9 milioni di abitanti non sembra incuriosire e continua ad essere considerato una provincia al traino della cultura russo-sovietica. E gli unici artisti bulgari che arrivano alla fama da noi sono i cantanti d'opera. A ciò s'aggiunge la mancanza d'informazione qualificata anche per le carenze del sistema universitario italiano che offre rarissimi insegnamenti di bulgaro, dovuti magari solo alla passione di slavisti come Giuseppe Dell'Agata, che fu mio maestro in questo campo a Pisa. Gli esperti in grado di curare un libro sono dunque rarissimi, ma comunque, purtroppo, quasi nessun editore è interessato ad autori bulgari, dei quali si sa poco, che è difficile tradurre e che rischiano di non essere recensiti e di non vendere. È un vero peccato, perché negli anni ’90, epoca di forti cambiamenti, si sono affacciate alla scena letteraria bulgara forze fresche. E restano ignoti da noi molti classici di questo secolo, come D. Dimov e D. Talev, ma anche il sanguigno stilista Ivajlo Petrov (1923), mentre del mio amato maestro Jordan Radickov (1929), il maggior narratore e drammaturgo bulgaro vivente, mancano molti romanzi e novelle, tra cui il libro più bello e amaro degli ultimi tempi, l'Arca di Noè (1988), carico di assorta meditazione sull'umano destino che si traduce in storie e immagini di straordinaria efficacia simbolica. Sul fronte della satira, rappresentata in queste pagine dall’umorista Ivan Kulekov, l’autore simbolo è Radoj Ralin (1923): i bulgari apprezzano la coerenza del suo impegno, mai piegato da alcuna imposizione, fin da quando, negli anni sessanta, cominciavano a circolare le sue battute (A un poeta asservito: "Invano scrivi le tue poesie in verso libero. Ho cercato, ma non ci ho trovato nemmeno un pensiero libero". Su uno statista: "La sua fotografia gigantesca nasconde una biografia minuscola". Sulle sventure politiche: "Errare è umano, ma solo se gli errori non sono disumani"). Ralin provocava caustico, deciso a "infilare un riccio nelle mutande dei burocrati" ed è stato un punto di riferimento per i tempi nuovi che si sono aperti dopo la fine del regime totalitario, sui quali lo scontroso scrittore ebbe a dire: "È tutto talmente sottosopra, che finirò per diventare ottimista". Per i curiosi, ecco un consiglio di lettura: il volume Lazzaro e Gesù e altre storie di Emilijan Stanev, edizioni Voland, Roma 1997 (tel. 06 - 39725474 e fax 39722835), a cura di Daniela Di Sora, una specialista che sta facendo un eccellente lavoro per la diffusione delle lettere slave di qualità in Italia. |
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